25 Giu

Errare è umano, amare diabolico. Quando la goccia continua a scavare la pietra.

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Gutta cavat lapidem. Non che il cervello sia diventato un minerale. Anzi. La consistenza si avvicina più a quella di un frutto molto maturo, gravido di succo, che squizza e sguilla tutt’intorno, e non rimane che la buccia. I pensieri sono la massa molliccia di un groviglio di spaghetti scotti.

O la poltiglia dei cereali zuppi di latte rimasti sul fondo della tazza.

O il cic ciàc del mocio vileda quando lo si strizza, grondante acqua insaponata.

Il cuore invece è un castello dalle mille porte e dalle mille finestre. Tutte aperte. Le correnti d’aria non permettono di soggiornarvi senza essere sbatacchiati in qua e in là, collezionando lividi che, anziché riassorbirsi, si espandono. E il ponte levatoio si è inceppato, non si alza, ma rimane, promettente, steso ad accogliere chicchessia peggio dello zerbino con scritto Welcome.

Well come. E infatti nessuno se ne esce, si imbuca, rimane lì, genera confusione e poi, anziché evaporare come l’acqua, anziché sbiadire come i colori, rimane lì rincantucciato in un suo angolino, come i semini delle fragole, che in realtà non sono semini, ma i frutti veri e propri.

E che frutti. Frutti che non fruttificano, restano lì, latenti, e quando meno te lo aspetti zàcchete, mandano qualche getto. Un po’ come gli sbrilluccichii dei fuochi d’artificio che vanno a morire nel mare, e si sbriciolano tra cielo e acqua, perdendosi chissà dove.

E mi ritrovo così, sempre immancabilmente col cervello in modalità mumble e il cuore in modalità love. Mai che il cuore sia in modalità mumble e il cervello start to love Myself. Perché poi, il bello e il brutto della vita, è che ti scombina i piani, e quindi sarebbe meglio non farli i piani, ma poi non resisti alla tentazione di pianificare, ed ecco che il soffio vitale fa crollare il castello di carte che provavi a costruire.

 

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E tutto quest’affollamento nel cuore non fa che moltiplicarsi. E più la folla aumenta e più aumenta lo spazio. Dovrei avere un cuore enorme, un vero condominio. Dovrei schiacciare i polmoni e disintegrare la gabbia toracica, ed essere puro amore. Dovrei cominciare a dare lo sfratto a qualcuna delle presenze che continuano ad aleggiare nelle ariose mie stanze miocardiche e invece no, non solo rinnovo il contratto d’affitto, ma il soggiorno è gratis e vitalizio.

Essere puro amore. E in effetti lo sono: regalo sorrisi e gentilezza a chicchessia, produco buonumore a casaccio, dispenso fiducia, elargisco luce a destra e a manca. Forse perché amo regalare quello che avrei più bisogno di ricevere. E cosa mi torna indietro? Assolutamente nulla: larvati surrogati di vita, scampoli di entusiasmo, briciole di calore. E meno ricevo più trabocco di entusiasmo. Ancora devo spiegarmi questa proporzionalità inversa tra il mio surplus emozionale e le scorte altrui, sempre agli sgoccioli.

Ma in fondo preferisco dare che ricevere, perché quando ricevo non so mai come ringraziare, come ricambiare, e si innesca uno strano meccanismo meccanico che nulla ha della spontaneità che a me piace.

So che dovrei limitare questi estatici sprazzi di ingiustificata euforia verso il prossimo, perché alle volte rischio di provocare gli eventi, e dopo nulla è più naturale, ma tutto comincia ad andare secondo uno strano copione, a braccio, all’impronta, eppure condotto secondo una trama che sottende ogni possibile situazione.

E la domanda è: ma i cuori altrui affittano solo nei mesi estivi? Solo ad uso foresteria? Ad uso commerciale? O sono semplicemente degli stipi vuoti, delle soffitte colme di polvere e ragnatele e poco altro? I sentimenti belli piegati come camicie inamidate e stirate di fresco, e non usate, abbandonate a ingiallire nei cassetti.

I cuori altrui… Sono davvero cuori? O non sono forse bottigliette da mezzo litro, che irrorano emozioni annacquate, e finiscono per annacquare anche le mie?

 

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Letto 3258 volte Ultima modifica il Martedì, 25 Giugno 2013 11:04
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Martina Vecchi

È difficilissimo definirmi, ho un carattere confuso e contraddittorio, faticoso da gestire perché spesso impenetrabile. Forse perché sono dei gemelli? Una spada di Damocle che mi accompagna da sempre!

Quel che so è che amo scrivere, tantissimo, e leggere, e camminare e camminare per ore e chilometri. Amo tutta l’arte, sono una persona molto (troppo!) mentale e riflessiva, mi piace la comunicazione, e, ahimè… Lo shopping! Dovrei aprire una succursale perché il mio armadio comincia a scricchiolare…

Non sono una nottambula, amo le serate casalinghe in compagnia di un buon libro o di un film, e del mio orsacchiotto preferito. Sono una coccolona e mi lego profondamente a tutto e tutti, cose, persone, situazioni, profumi. Amo perdermi nella quotidianità delle piccole cose rassicuranti, e questa è la mia vera ambizione, trovare la serenità qui e ora.