03 Mag

Freaky Friday. Devastanti effetti di una tranquilla passeggiata nel verde. Che comincia con un film e finisce con un film.

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18 aprile, giovedì

Sono le tre e trentatre minuti e quindici secondi del mattino quando, rannicchiata sul fianco sinistro in posizione fetale, sepolta sotto una coltre di coperte, sono brutalmente svegliata da un pensiero, anzi una musica, anzi una colonna sonora.

Con gli occhi sbarrati e una sensazione di imminenza e, (è complicato da definire), direi una strana percezione che tutto si sia condensato in un secondo, formulo lucidamente un pensiero assurdo e ingiusto. Cioè, non ingiusto in generale, ma ingiusto per quel momento lì. E crudele.

Oggi ho un esame. Alle nove. E sei ore prima sono immobile (direi più inamovibile) nel letto, sveglissima, a pensare che io e te condividiamo un film, anche se tu non lo sai. Non lo sai perché, come al solito, io sono arrivata in ritardo. Arrivo sempre troppo tardi. L’ho visto, sai, alla fine, Little Miss Sunshine, ed è un piccolo capolavoro. Un film delizioso, bellissimo, toccante, (perché mi è piaciuto così tanto?), con una colonna sonora meravigliosa, e ho anche pianto quando l’ho visto (ah sì? Addirittura? Su…). E vorrei assolutamente, disperatamente comunicarti tutto questo e molto altro sulla mia entusiastica scoperta, ma non posso. Perché sono in ritardo, perché è troppo tardi, e noi condividiamo un film, ma tu non lo sai e non lo saprai mai. (Ma ti sarebbe importato qualcosa, poi?)

E io ho l’esame.

E tutto ciò è tremendamente ingiusto e crudele. Adesso.

 

Andiam, andiam, andiamo a dar l’esam…

 

Questa mia personalissima cover della grande hit dei sette nani mi fa regolarmente da colonna sonora mentale ogni volta che percorro la strada che mi porterà a sostenere un esame. Ebbene sì. La mia schizofrenia sfonda i limiti delle colonne d’Ercole. Ogni perversa ipotesi è più che lecita.

Dev’essere una cosa scaramantica. Se non mi canticchio la canzoncina so (lo so per certo, è un assioma quindi non posso motivarlo, ma lo so) che l’esame andrà male, malissimo per cui, dal 2007 a questa parte, i sette nani e il loro encomiabile spirito artigiano accompagnano il viaggio della speranza da qui all’università.

 

19 aprile, venerdì

Saranno stati i nani, sarà stato perché c’era il sole, o magari sarà stato che ho studiato tre mesi, fatto sta che mi ritrovo a prendermi le mie ventiquattrore sabbatiche post-trenta e lode. L’effetto cannabis (mai provata, ma credo di essermi fatta un’idea: l’effetto- saturazione da zuccheri semplici è la stessa cosa) dura appunto ventiquattrore.

Allora decido di sfruttare questa sensazione di profumata leggerezza, colma di affetto per l’Umano e gratitudine alla vita e, dopo l’insidiosa tentazione di concedermi alla lussuria sfrenata dello shopping (chissà perché noi donne quando siamo troppo felici o troppo infelici avvertiamo questa impellente necessità di comprare? Mah…) esco a farmi una corroborante e salutare passeggiata al parco, abbigliandomi però di tutto punto, un’esplosione di primaverile femminilità (o demenzialità?)

Aaah, che bella la natura, che bella la primavera, che belli i colori! Mi godo proprio questo sole tiepido e quest’arietta piacevole. Ho la musica a palla nelle orecchie e cammino a passo molleggiato, stile sfilata sulla Rodeo Drive, decidendo di abbandonare la mia solita andatura da bersagliera.

E comincio mentalmente a enumerare tutti i film che ho visto, non ho visto, vorrei vedere, vorrei rivedere. Senza un motivo particolare, o forse sì: come ogni volta, dopo aver dato un esame, si ha sempre la sensazione (o perlomeno, io ho la sensazione) di svuotamento, di trovarsi di fronte una nuova pagina intonsa da riempire. E allora comincio a stilare i buoni propositi per il nuovo capitolo, tra i quali figura un tentativo di rieducazione filmica tramite la somministrazione di un dvd al giorno, fino a esaurimento ignoranza.

 

pensieri-di-amori-e-film

 

E mi sovviene un quesito metafisico che mi porto dentro da quando vidi Taxi driver (quando trovai il dvd in edicola, allegato a non so quale rivista, avevo circa diciotto anni): ma alla fine, Robert De Niro in versione mohicano punk, la strage la compie davvero o è solo frutto della sua immaginazione, la rimozione immaginifica del suo ego represso e bla bla bla tutte le altre interpretazioni?

Mi riprometto di rivedermi il film, ma il quesito mi stuzzica, e vorrei sciogliere il dubbio filmico.

 

Adesso mando un sms a… Eh no, eh. NO. Ancora.

 

Ed ecco. Ancora.

 

Il guizzo del mio perverso istinto, in combutta con cuorecervello (sì, ormai un’entità unica, anzi, una massa informe, una Cosa): ecco perché mi è venuto in mente proprio Taxi driver, ecco perché.

Perché c’è solo una persona che potrebbe rispondermi, solo una.

 

Solo tu, che peggio del peperone mal digerito ritorni. Peggio dell’orticaria, peggio della muffa sul muro, molto peggio dell’indigestione. Non ti è bastato togliermi il sonno la mattina dell’esame (cioè solo ieri…)? Peggio dell’onicomicosi.

 

E decido di tenermi il dubbio filmico.

 

Letto 3249 volte Ultima modifica il Mercoledì, 22 Maggio 2013 16:52
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Martina Vecchi

È difficilissimo definirmi, ho un carattere confuso e contraddittorio, faticoso da gestire perché spesso impenetrabile. Forse perché sono dei gemelli? Una spada di Damocle che mi accompagna da sempre!

Quel che so è che amo scrivere, tantissimo, e leggere, e camminare e camminare per ore e chilometri. Amo tutta l’arte, sono una persona molto (troppo!) mentale e riflessiva, mi piace la comunicazione, e, ahimè… Lo shopping! Dovrei aprire una succursale perché il mio armadio comincia a scricchiolare…

Non sono una nottambula, amo le serate casalinghe in compagnia di un buon libro o di un film, e del mio orsacchiotto preferito. Sono una coccolona e mi lego profondamente a tutto e tutti, cose, persone, situazioni, profumi. Amo perdermi nella quotidianità delle piccole cose rassicuranti, e questa è la mia vera ambizione, trovare la serenità qui e ora.