23 Apr

Che fretta c'era, maledetta primavera

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Aaah ragazzi. È primavera. È giunta, ordunque. Si è posata su di me con dolcezza, un refolo d’aria sulla pelle, facendomi trascorrere una notte di sonno intermittente e sofferto, inframmezzato da arsura e violenti starnuti, pruriginose lacrimazioni oculari, dovute stavolta non alla lotta impari tra cuore e cervello, bensì a cause fisiologiche del tutto prevedibili, come l’allergia.

 

Maledetta primavera.

È confortante (o sconcertante) rendermi conto che potrei raccontare la mia vita con le canzoni. Mi piace pensare di essere una persona musicale.

Musica fanciulla esangue. 

Ecco, l’ho fatto di nuovo.

Uno dei mie enormi (titanici) problemi è la totale incapacità di gestire il marasma di citazioni che mi sciamano nella testa, planando come uccelli impazziti (Hitchcock?): svolazzano, si beccano, sbattono contro le pareti della mia modestissima scatola cranica, spazio troppo angusto per poterle contenere tutte.

Non amo molto le persone che parlano per citazioni.

Forse perché invidio loro la battuta brillante ad hoc per ogni occasione.

Io sono più quella delle reazioni a scoppio ritardato.

A volte troppo ritardato.

A volte proprio non ho reazioni.

Io ci provo, a mettere in stand by il cervello per scegliere una e dico una cosa a caso dalla discarica metafisica che è la mia testa, ma vado in tilt e tutto si risolve in autismo. (Musica fanciulla esangue è lo stralcio di una poesia di Dino Campana, La Chimera, è bellissima, soprattutto quando lui dice Io poeta notturno vegliai le stelle vivide nei pelaghi del cielo).

No, esco dalla parentesi, non si può lateralizzare una cosa così.

Sono estemporaneamente colta da uno dei miei (perigliosi) momenti di esaltazione mistica.

Nei pelaghi del cielo.

Ma come si fa, dico io, come si fa a dire una cosa così bellissima.

I pelaghi del cielo, mamma mia, è da paura. Non credo di essere all’altezza di riuscire a immaginare un cielo marino. O un mare Celeste.

(Una roba simile l’ha detta più tardi Andrea Zanzotto, parlando di cieli di fango, ma in tutt’altro contesto).

Dev’essere troppo da poeti, l’unione di cielo e terra. Non credo di esserne degna.

Ma come sarebbe, se uno venisse da me (in una delle mie consuete crisi death metal di lotta impari tra cuore e cervello) e ponesse fine a queste sofferenze astratte e concrete giocandosi la carta dei pelaghi celesti?

Ecco, svanito come un fuoco fatuo il momento di estasi mistica (prima però vengo travolta da una serie di suggestioni e immagini vivifiche e anche orrifiche e iperletterarie sui fuochi fatui e sulle leggende del folklore celtico).

Segue atterrimento e relativo impantanamento nel liquame informale (altra citazione) della mia solita realtà reale, il richiamo all’ordine del mio cervello, lui, l’imperativo categorico, simpatico come un clistere, fastidioso come l’Arbre Magique alla vaniglia, subdolo come lo shopping, appiccicoso come una Big Babol.

E mi sovviene che non solo è del tutto improbabile che l’Uomo Perfetto si presenti alla mia porta giocandosi l’asso pigliatutto (sì, stracciami il cuore, uccidi il nemico del cervello, ti prego) del pelago celeste, ma è altrettanto fosco che mi offra anche solo un deca al bar. 

Starnuto.

Che fretta c’era, stramaledettissima primavera, potevi startene dov’eri.

Altro starnuto.

 

Letto 2846 volte Ultima modifica il Mercoledì, 22 Maggio 2013 17:23
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Martina Vecchi

È difficilissimo definirmi, ho un carattere confuso e contraddittorio, faticoso da gestire perché spesso impenetrabile. Forse perché sono dei gemelli? Una spada di Damocle che mi accompagna da sempre!

Quel che so è che amo scrivere, tantissimo, e leggere, e camminare e camminare per ore e chilometri. Amo tutta l’arte, sono una persona molto (troppo!) mentale e riflessiva, mi piace la comunicazione, e, ahimè… Lo shopping! Dovrei aprire una succursale perché il mio armadio comincia a scricchiolare…

Non sono una nottambula, amo le serate casalinghe in compagnia di un buon libro o di un film, e del mio orsacchiotto preferito. Sono una coccolona e mi lego profondamente a tutto e tutti, cose, persone, situazioni, profumi. Amo perdermi nella quotidianità delle piccole cose rassicuranti, e questa è la mia vera ambizione, trovare la serenità qui e ora.