11 Apr

Gli scherzi del destino. Incontro in ascensore

Scritto da  |

Al Settimo piano Al Settimo cielo. 


Come è possibile condividere lo stesso palazzo per sette lunghi anni e non accorgersi mai l ‘uno dell altra al di là di un formale ciao?

Cari lettori e care lettrici stasera vi parlo di come nella vita da un giorno all’altro possano accadere delle cose, degli eventi, che stravolgono completamente il modo di vedere gli altri.

Abito in questo residence da sette anni. Non ho mai approfondito la conoscenza con nessuna delle ventiquattro famiglie. Ogni tanto ci si scambia qualche cortesia come quella di lasciare socchiuso il portone all’inquilino che è dietro, aprire la portiera dell’ascensore a chi ha le mani troppo occupate dalle buste della spesa, il saluto.

Cosi sono passati sette lunghi anni della mia vita, che in un modo o nell’altro è sempre trascorsa al di la delle mura di questo palazzo. In effetti non ho mai consentito a tutto quello che ordinariamente fino ad ora mi è successo di varcare la frontiera del cancello del cortile. Questo residence è sempre stato una fortezza per me, il dolce miele a fine di una giornata no, il lungo atteso abbraccio della mia vasca da bagno, la musica di sottofondo , insomma un mondo nel mondo. In tutti questi anni perciò al di là del calore tipico dell’home sweet home non ci ho mai visto nient'altro.

Questo fino a venerdì scorso….

Era uno di quei pomeriggi in cui stranamente la noia e l’assoluta apatia avevano ceduto il posto alla voglia di uscire , con tanto di preparazione e accurata scelta del trucco e dei vestiti. Di solito a quell’ora avevo sempre indossato le mie nike e la mia felpa , ma quel giorno scelsi una mise come dire molto più femminile, una camicetta stretta, il push up appena regalato , e un paio di jeans. Sciolti i capelli e indossato il mio Bulgari eau de parfume , mi avviai. Finite le mie commissioni feci rientro a casa. Il portone era aperto, e anche la portiera dell’ascensore. C’erano delle buste e una cassetta d’acqua, del proprietario neanche l’ombra. Cosi mi adagiai sul muro dell’androne per attenderlo, nella speranza di un passaggio in ascensore, le mie decoltè iniziavano a farsi sentire. Stavo quasi per rinunciare preferendo a malincuore le scale, quando ecco che il proprietario arrivò scusandosi del ritardo, e dell’ascensore occupato. Era il ragazzo del 7 piano. L’avevo visto sempre come il fratello di Lorenzino, continuo a chiamarlo cosi sebbene non avesse più nove anni ma sedici ormai. Ci saremo incontrati si e no dieci volte in sette anni, si accennava a un saluto e poi ognuno per la sua strada o meglio per il suo appartamento. Chiesi allora se avesse bisogno di una mano, disse di no, orgoglio maschile? Ad ogni modo entrammo finalmente in ascensore.

 

incontro-in-ascensore

 

Sorridendo gli chiesi se fosse il fratello di Lorenzino. Rispose di si. Scoppiammo a ridere, e fissandomi accennò al tempo, disse che faceva caldo. Avevo imparato dai manuali di psicologia che quando ci si sente a disagio e ci si è in due, si finisce sempre a parlare del tempo. Fu la volta del mio piano, la portiera si aprì, e ci salutammo. Rientrai a casa, convinta che tutto era come era sempre stato, la mia fortezza era ancora la mia fortezza. Il giorno dopo però inaspettatamente trovai su facebook la sua richiesta d’amicizia. Non credevo ai miei occhi. Era davvero lui, in quel momento scopri che si chiamava Marco. Accettai. Il ragazzo del 7 piano adesso era diventato Marco. Non avrei mai immaginato, che un bel giorno sarebbe finito a casa mia, e sul mio divano, con l’ansia e la paura che gli occhi indiscreti del portiere, lo vedessero entrare…

 

Potrebbe interessarti pure: Il sesso come medicina per tutti i mali

 

Letto 3438 volte Ultima modifica il Venerdì, 12 Aprile 2013 13:01
Vota questo articolo
(3 Voti)
Grazia Spano

Nasce nel capoluogo siciliano il 24 Febbraio del 1983, si laurea presso la facoltà di Scienze Politiche di Palermo indirizzo Studi giuridici comunitari internazionali. Attraverso la partecipazione a convegni e meeting poi ha da sempre sostenuto attivamente in collaborazione con Amnesty International la promozione dell'abolizione delle torture ,delle mutilazioni genitali femminili , e di ogni altra forma di violazione dei diritti umani dedicando la sua prima tesi allo stupro come arma di guerra, come crimine internazionale. Parla italiano , inglese, francese e russo e la sua passione è la scrittura.Tra i suoi contributi,inoltre un trattato di sociologia della devianza "BDSM vite al confine" frutto dell'osservazione e dell'impegno nella ricerca nell'ambito del fenomeno dell'erotismo estremo.

Sito web: www.facebook.com/grazia.spano.104