16 Mar

L’amore è un processo fisico

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Sabato sera (ovviamente). Sul divano (ma guarda un po’…). Plaid steso sulle gambe appoggiate sulla sedia. Un’enorme vasca di gelato in grembo (questo è il focus!). Un resistente cucchiaio in acciaio inox molto simile a un badile, impugnato con decisione per scavare fino a raschiare il polistirolo.
Uno dei tanti (…troppi?...) sabato sera passati così, tra me e me, fingendo di seguire un programma in TV, anche interessante per carità, ma con lo sguardo che trapassa il plasma dello schermo tipo raggi infrarossi e si va a conficcare sulla parete bianca intonacata. La mente in modalità armadio-pronto-per-il-cambio-di-stagione, con troppi pensieri autunnali che si affastellano sgualciti, e pochi (zero) pensieri primaverili. Un riciclo continuo. Un cervello decisamente eco friendly. L’emblema della sostenibilità: la natura mi ringrazia.

 


Il cuore, in compenso, peggio di una discarica di rifiuti tossici. Altro che raccolta differenziata, bisognerebbe valutare direttamente la combustione. Con il rischio, però, di morire avvelenata dalla diossina. Il cuore è come una soluzione satura: un cucchiaino di sale al giorno, aumentando gradualmente le dosi, fino al superamento della soglia di assorbimento. Ed eccolo lì, il mio misero miserando cuore saturo di sentimenti salini. Una fanghiglia di palpiti annacquati, che scioglie le pareti provocando ulcerazioni non rimarginabili, facilitando l’ingresso e la sedimentazione di agglomerati dolorosi.
Amor ch’a nullo amato amar perdona. Una frase che mi frulla nella testa e nell’ombelico a orari fissi, guarda caso quelli dei pasti (casualità?).
Ma sarà vero?
Cioè. È vero che l’amore si può trasmettere per osmosi? Che se si è tanto tanto tanto (o anche meno) presi da una persona, quella persona non può fare a meno di essere tanto tanto tanto (o anche meno) presa da noi, a partire solo dal fatto che noi siamo prese/i da lei? È possibile che una persona possa innamorarsi di noi perché noi siamo innamorate/i di quella persona? Che l’amore si possa trasferire? Come gli adesivi ad acqua per bambini, che bello.
Dante a parte, a me piace pensarla così. Mi piace proprio. Però ho notato che le cose sono un tantino diverse. Cioè. Perché l’amore trasferibile ci possa pervadere bisogna che almeno un po’ quella persona ci piaccia. Almeno un pochino. Se no proviamo solo un calorino tiepido, tiepidino, ma… Amore mi sa di no. Uffa. Dante ha toppato.

Ma il punto è un altro: la storia dell’Amor ch’a nullo amato amar perdona mi ha fatto per converso ragionare all’opposto. E cioè:
com’è possibile che due persone che hanno condiviso sentimenti, pensieri, ideali, corpi, asciugamani, spaghetti, bollette, vacanze, un divano, un cane, baci, carezze, odori, sapori, un pezzo di Vita, insomma (!!!) com’è possibile che da un momento all’altro tutto questo possa finire e si ritorni a essere due perfetti estranei, due cose diverse, due atomi, due globuli rossi, due realtà divise, due mondi a sé stanti, com’è possibile?
Com’è possibile che se un giorno sono al centro del tuo universo il giorno dopo sono meno importante del moscerino della frutta?
Cosa rimane di quel gomitolo emotivo sensazioni, sentimenti, idee, ideali, frasi, pensieri?
Di quel groviglio di sapori, odori, corpi, carezze, impronte, respiri, risate, profumi?
Di quella musica di voci? Di quella trama di sorrisi? Di quell’ordito di parole? Di quel tessuto di emozioni?

È la cosa più terribile, agghiacciante e inconcepibile che esista. È orrifica.
E mi sento gabbata. Mi sento tradita. Sì, tradita da Dante. Perché non lo aveva mica detto. Non lo aveva mica specificato. Che l’amore è bello, sì sì, bellissimo, che l’amore si può attaccare come i trasferelli, che se io mi sono innamorata di te tu non puoi non ricambiare. Oh, cuore aulico.

Ma Dante (furbo) non mi ha mai detto che quando l’amore finisce non finisce per osmosi inversa.
Non mi ha detto che quando l’amore finisce solo uno dei due si brucia. Che se una metà smette di amare, l’altra continua.
Dante mi ha fregata.
Perché quando l’adesivo si stacca, rimane la colla.
L’amore non tollera che chi è amato non riami.
Ma permette di essere amato a chi non ama più.
Dante non aveva detto che essere amati è una cosa, smettere di esserlo un’altra.
Io odio l’amore.

L’amore è un processo chimico.
Balla colossale. La più titanica panzana dei secoli. Perché il processo chimico è irreversibile. Perché se i due reagenti reagiscono tra loro innamorandosi e producendo Amore, non possono più tornare indietro. Perché creano una cosa talmente geniale e fusa che sono spacciati. Sono mescolati nel loro amore per sempre. Com’è dantesca, la chimica.
Le cose non stanno così. L’amore è solo un processo fisico. Perché è evidente che si può tornare indietro. Che i reagenti si possono riseparare. È cristallino che tutta quella sinfonia partitura coro angelico di odori suoni colori sapori corpi umori carezze impronte dolcezze può finire da un momento all’altro. Tutta quella miscela di due diversi che fanno uno solo non esiste. Il prodotto si può scindere. La scissione non si ricompone. E non rimangono che due corpi separati, intoccabili, distinti. Non più riaggregabili.
Anche la fisica mi ha fregato, e se la ride. Perché altro non fa che cambiare l’aspetto agli oggetti, ma la sostanza rimane inalterata. INALTERATA. La fisica ci ha gabbati alla grande.
Allora è questo, l’amore? Un’illusione? Un camouflage? E tutto quel ribollimento e rimescolamento e unione di due, due, che fanno uno, UNO, non esiste? Non ci sono che due, solo due, che saranno sempre due sotto le mentite spoglie di uno? La sostanza non varia.
Allora l’amore non esiste.
Che delusione.
Prima la letteratura, poi la fisica.
Anni di scuola gettati alle ortiche.

 

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Letto 4694 volte Ultima modifica il Venerdì, 15 Marzo 2013 18:06
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Martina Vecchi

È difficilissimo definirmi, ho un carattere confuso e contraddittorio, faticoso da gestire perché spesso impenetrabile. Forse perché sono dei gemelli? Una spada di Damocle che mi accompagna da sempre!

Quel che so è che amo scrivere, tantissimo, e leggere, e camminare e camminare per ore e chilometri. Amo tutta l’arte, sono una persona molto (troppo!) mentale e riflessiva, mi piace la comunicazione, e, ahimè… Lo shopping! Dovrei aprire una succursale perché il mio armadio comincia a scricchiolare…

Non sono una nottambula, amo le serate casalinghe in compagnia di un buon libro o di un film, e del mio orsacchiotto preferito. Sono una coccolona e mi lego profondamente a tutto e tutti, cose, persone, situazioni, profumi. Amo perdermi nella quotidianità delle piccole cose rassicuranti, e questa è la mia vera ambizione, trovare la serenità qui e ora.