26 Feb

Impedimenti emozionali: esercizi di consapevolezza per una settimana incompleta

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SABATO


Chi mangia sano trova la natura
Sono passati appena tre giorni da quando ti ha mollata. Il fine settimana è critico, anche perché la prospettiva di uno sterminato, grigio, opprimente pomeriggio domenicale, pomeriggio che, diversamente, avresti passato a casa sua al calduccio a scambiarvi amenità, coccole e chicche zuccherine intrise di melassa, beh… Pur di rimuovere il pensiero saresti disposta a farti aprire la scatola cranica e sciacquare il cervello nell’acido muriatico, per essere sicura sicurissima di sciogliere anche la cellula più stoica.
Resta da decidere come venire a capo di questo sabato, limitando quanto possibile gli spargimenti lacrimali. Anzi no: piangi, diluvia, piangi il più possibile, prosciuga quel 90% di acqua che è in te, spacca i capillari del bulbo oculare. È pur sempre un modo per sciogliere la ritenzione idrica. Dopo compenserai bevendo tanta Rocchetta.
Tutte le amiche sono impegnate con i rispettivi fidanzati, ma meglio così. Puoi goderti la tua solitudine sguazzando nell’autocommiserazione.
Del resto hai sempre amato le serate solitarie. L’ultima puntata di Sanremo e una vaschetta da un chilo e mezzo di gelato al gusto di: ricotta e fichi caramellati, cheese cake ai mirtilli, mascarpone e caffè, dulche de leche e mou, amarenata, crema di pinoli, croccante alle mandorle, crema catalana tuuutta per te, e un cucchiaio col manico incrinato per l’eccessiva attività di escavazione. Il suicidio del metabolismo e il festival dei glucidi. Quando il picco glicemico raggiunge la sua acme e la tua temperatura vira verso l’ipostasi, puoi dedicarti all’elegia dell’amore perduto in preda al delirium tremens. L’ultima cucchiaiata di stracciatella ti riserva il tocco di cioccolato più grosso della tua vita.
Basta così poco per essere felici.

 

 

DOMENICA


Come l’Araba Fenice… Risorge dalle sue stesse ceneri, non ti par vero di riuscire a reggerti in piedi piacevolmente leggera, alle 7.30 del mattino, dopo l’effetto Guttalax provocato dall’ingestione di materia fredda e zuccherina, tanta quanta la fogna che è diventato il tuo stomaco ne ha accolta, fino a che il colon ha gridato vendetta al cospetto di Dio. Una corsetta mattutina non può che giovare. Niente breakfast.

Ti senti frivola e volatile come non ti accadeva da tempo: in fin dei conti hai eliminato il superfluo. Cos’altro ti serve? Chi s’inzuppa il fegato di alcol e chi si sfascia il pancreas col gianduia.
Ognuno si distrugge la vita come può.
Si avvicina l’ora del pranzo e ti torna fame: la mamma ha in serbo gli gnocchi di patate freschi. Te ne fai un bel piattone, e attendi il torpore post-prandiale da accumulo carboidrati.
Ti accucci sul letto per schiacciare un pisolino e intanto tieni d’occhio il cellulare, perché tra poco Lui chiamerà e… E… Lui. Chiamerà. (…Lui?...) Eh… no.
Lui non chiamerà.
La realtà ti sveglia come una secchiata d’acqua gelida.
È pomeriggio.
Ed è domenica.
E tu sei sola.
La testa nella morsa della ruota dentata di Santa Caterina d’Alessandria.

 

LUNEDI’

 

Amore mio come farò a rassegnarmi a vivere
Scatta l’”effetto Zarrillo”. Cinque giorni che l’hai perso. Mille lacrime cadute. Mille?! L’alluvione del Polesine. Quanto freddo in questa vita. Tu, che hai la termoregolazione di un alce e porti le Converse di tela anche con – 40.

 

MARTEDI’


Quando l’amore viene il campanello suonerà
Forse non ero in casa.

 

MERCOLEDI’


La solitudine tra noi questo silenzio dentro me
L’errore fatale (per la nostra salute) che commette il cuore è di non limitarsi a pompare sangue, ma di intromettersi sempre nelle questioni del cervello. Un deplorevole abuso di ruolo. Ma che cavolo vuoi, cuore? Non sei che un muscolo. Fa’ il tuo dovere e non rompere.
O forse è colpa del cervello. Sì, è colpa del cervello. Sempre a immischiarsi, sempre a voler sindacare. Sei tu, schifoso cervello, che pretendi di incasellare nei tuoi rigidi, paludati schemi un estro creativo che non ti compete.

E intanto tu, povera derelitta, ti lecchi le ferite e provi a estirpare tutte le spine conficcate in questo tuo misero cuore disfatto, andando alla spasmodica ricerca di quell’autostima che recentemente ha fatto le valigie e se ne è andata in villeggiatura.

Allora esci, sì, esci, per una serata tranquilla con un paio di amiche, vuoi distrarti. E ti diverti anche. E ti ripeti che stai troppo bene col maglioncino nuovo color panna (quello che avevi preso per San Valentino, ma dettagli), e loro ti dicono che adesso avrai tanto tempo per te stessa, per dedicarti alla tua vita senza dare conto a nessuno. Sì sì. Avete ragione.

Poi torni a casa a mezzanotte e tre quarti e, davanti allo specchio del bagno, la faccia impiastricciata di struccante, all’improvviso la perfetta, inconcussa verità.
Che nulla è meglio di poter condividere una vasca da mezzo chilo di gelato.
Nulla è meglio di condividere la faccia da lunedì mattina,
il tubetto di dentifricio,
la metà di un letto che non sarà mai freddo,
gli gnocchi di patate col ragù,
il carrello della spesa,
il divano davanti alla tivù.

Ma per ora ci sei solo e soltanto tu.

 

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Letto 3712 volte Ultima modifica il Martedì, 26 Febbraio 2013 12:03
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Martina Vecchi

È difficilissimo definirmi, ho un carattere confuso e contraddittorio, faticoso da gestire perché spesso impenetrabile. Forse perché sono dei gemelli? Una spada di Damocle che mi accompagna da sempre!

Quel che so è che amo scrivere, tantissimo, e leggere, e camminare e camminare per ore e chilometri. Amo tutta l’arte, sono una persona molto (troppo!) mentale e riflessiva, mi piace la comunicazione, e, ahimè… Lo shopping! Dovrei aprire una succursale perché il mio armadio comincia a scricchiolare…

Non sono una nottambula, amo le serate casalinghe in compagnia di un buon libro o di un film, e del mio orsacchiotto preferito. Sono una coccolona e mi lego profondamente a tutto e tutti, cose, persone, situazioni, profumi. Amo perdermi nella quotidianità delle piccole cose rassicuranti, e questa è la mia vera ambizione, trovare la serenità qui e ora.