Ovvero testimonianza di una tardoadolescente con grave sovraccarico emotivo.

L’errore che fanno molte donne è pensare di significare qualcosa per l’uomo per il quale vorrebbero significare qualcosa. Ora, il profilo psicologico che fornirò può trovare riscontro in molte femmine umane di questo pianeta, quanto invece rappresentare un caso da manuale:

(Non so perché, ma la seconda ipotesi mi sembra molto più vicina alla realtà…)

Donna, dalla ventina in su (siamo vaghi, sai mai che mi capiti tra le mani questo articolo in menopausa. Non credo reggerei), altezza media (...?...), mente non particolarmente eccelsa, decisamente negata per il calcolo, poco elastica, ma molto labirintica.

Una spiccata propensione al favoleggiamento e all’idealizzazione del prossimo, al feuilleton sentimentale con risvolti da romanzo d’appendice. Ottima ascoltatrice ed esperta di problem solving (altrui), una frana invece nel management di se stessa. Frivola, femminea, affetta da nevrosi affettiva che comporta un notevole dispendio d’affetto (impossibile ovviare alle ripetizioni) e una produzione emozionale che supera di gran lunga il fabbisogno quotidiano.

 

Frequenti esondazioni lacrimali.

Eccessivo interessamento per il simile umano.

Sporadici episodi di normalità.

 

Detto ciò, nella riflessione a seguire ci riferiremo al soggetto femminile in esame con il generico appellativo di “Lei”. Per comodità, discrezione, e senso del pudore. E una sottile e rassicurante speranza di poter parlare anche a nome di qualcun’altra. L’attore co- protagonista (involontario) sarà semplicemente “Lui”.

Lui e Lei si conoscono al supermercato (Lui lavora lì, Lei fa la spesa di frequente).
Vaghi approcci da parte di Lui nell’arco di sei mesi. Lei coglie poco, ma non disdegna, perché la vanità è femmina e l’insicurezza patologica. Avvicinamenti progressivi e costanti. Saluti sempre più calorosi, tra un rotolo di Scottex e un pacco di pasta. Frasi a mezz’aria, dense di significato.
Dal sei gennaio (significativo Giorno della Befana) tra i due inizia una tenera liaison, fatta di dolcezze scambiate e amenità.
Lui è un uomo: vive alla giornata e sembra sentirsi a perfetto agio, nell’indeterminatezza della situazione.
Lei è una donna: gli piacerò sul serio? Cosa vorrà veramente da me? Mi sta prendendo in giro? Quanto conto per lui? Mi starà pensando? Mi starà scrivendo? Mi starà tradendo? Si sarà già stufato? Poi decide di (sforzarsi) di mettere il cervello in stand by e godersi le piccole gioie della quotidianità.

 


Una quotidianità fatta di assenze, silenzi, sms non ricevuti, chiamate non ricevute, affetto lesinato, parole tirate fuori con le tenaglie, interesse tiepido e saltuario, attenzioni vacue, declinazioni di uscite, serate dedicate agli amici e alla birra (ma non a Lei), domeniche trascorse in compagnia del cane, svegliandosi all’alba delle quindici.

Lei fa dietrologia e introspezione: "Ok, è una storia agli inizi, mica pretendo già l’anello, anzi, massimo rispetto per la vita e gli spazi altrui, niente sms assillanti- sdolcinati- adolescenziali, niente pressioni, meglio la qualità del tempo che la quantità, et cetera", ma… (la qua- li- tà?…)
"Possibile che Lui non abbia un minimo, un briciolo, uno scampolo di voglia di vedermi, di sentirmi, un pizzico di slancio e/o entusiasmo nei miei riguardi, un pochino di iniziativa??? Non gli interessa stare con me? Mi è stato dietro sei mesi, e adesso?"

E adesso comincia il delirante flusso di coscienza di Lei che si chiede perché, perché, perché sia sempre attratta da individui che non le corrispondono (e non la corrispondono) neanche per sbaglio, perché non riesca ad arrabbiarsi, a pretendere attenzione, anzi, anzi! A uno squillo di Lui si getta sul telefono come un gatto sul lardo? Possibile che il bisogno di affetto e attenzione sia tanto grande da accontentarsi di poche gocce d’acqua come un’assetata? Delle briciole come un’affamata?

E intanto lui non c’è. Non c’è. Placido e tranquillo come fosse normale stare insieme e non esserci. Lui non c’è.

 

 

Segue conclusione:

Nell’ipotesi in cui Lei rappresenti un caso da manuale, allora il discorso è circoscritto a quel caso; nel caso in cui Lei si faccia vessillifera di un disagio femminile diffuso, allora si potrebbe presumere che, molto spesso (o quasi sempre?) noi donne combattiamo battaglie campali solo e soltanto con noi stesse, ci arrovelliamo e ci decerebriamo per non riuscire mai a cavar sangue da una rapa, riuscendo soltanto a stare peggio. Prestiamo attenzione ai dettagli, alle piccole cose, ma in fondo a che serve? Di cosa difettiamo? O in cosa eccediamo?

Intanto si ama e si soffre, e ci restano nel cuore dei crateri lunari.

Colonna sonora:

Anna Oxa Un’emozione da poco
Carmen Consoli Amore di plastica

 

Leggi: Trovare l'uomo giusto dipende da noi

 

Letto 3660 volte Ultima modifica il Mercoledì, 20 Febbraio 2013 16:58
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Martina Vecchi

È difficilissimo definirmi, ho un carattere confuso e contraddittorio, faticoso da gestire perché spesso impenetrabile. Forse perché sono dei gemelli? Una spada di Damocle che mi accompagna da sempre!

Quel che so è che amo scrivere, tantissimo, e leggere, e camminare e camminare per ore e chilometri. Amo tutta l’arte, sono una persona molto (troppo!) mentale e riflessiva, mi piace la comunicazione, e, ahimè… Lo shopping! Dovrei aprire una succursale perché il mio armadio comincia a scricchiolare…

Non sono una nottambula, amo le serate casalinghe in compagnia di un buon libro o di un film, e del mio orsacchiotto preferito. Sono una coccolona e mi lego profondamente a tutto e tutti, cose, persone, situazioni, profumi. Amo perdermi nella quotidianità delle piccole cose rassicuranti, e questa è la mia vera ambizione, trovare la serenità qui e ora.