22 Gen

Il silenzio serve nella vita e nei rapporti umani?

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Il silenzio serve? Esiste il silenzio “loquace” che parla ed è capace di dire più di quanto riuscirebbero a esprimere le vere parole. Bisogna soltanto ascoltare la voce del silenzio perché non sempre noi siamo soltanto quello che diciamo. Se pensiamo a una persona muta, che cosa direste? Questa persona non ha una personalità perché non sa esprimersi? Certo che no! Perché noi non siamo soltanto quello che diciamo, noi siamo ciò che facciamo, ciò che manifestiamo agli altri con i gesti e con i nostri silenzi, senza aver bisogno necessariamente di parole. La vita che facciamo parla per noi: ci sono, poi, quelle parole "a metà", che lasciano intendere ma non del tutto il concetto che vogliamo esprimere. Pertanto, se ci limitiamo, allora, meglio non parlare per nulla! Il silenzio è molto spesso una risposta, una semplice espressione di un qualcosa che si vuole omettere.

 

Il silenzio può essere considerato una sorta di linguaggio verbale più di quanto non si possa immaginare che prepara molto spesso la persona a esprimersi mediante la parola che deve essere usata nel momento e nel modo giusto. Quante volte avete sentito pronunciare queste affermazioni note: "Mettere a freno la lingua, mai?", “Forse è meglio che tu chiuda la bocca!” perché molte persone parlano a vanvera e provocano danni irreparabili o quasi. Non è pericolosa solo la superficialità delle parole ma l’imprudenza che la persona ha nello sceglierle. Per evitare di essere così imprudenti, è necessario impostare una pausa tra una risposta e un’altra, in modo da permettere al silenzio di occupare quel lasso di tempo. "Il silenzio è la decima e forse la più espressiva parte del discorso". (Carlo Ferrario, L'allegro e il pensieroso, 2009) Si medita nel silenzio, ci si racchiude per poi magari un giorno aprirsi e dire non delle scemenze ma parole: sagge, vere, concrete, etc.

 

L’educazione del linguaggio nasce da un buon silenzio. Bisogna ascoltare se stessi, la voce interiore prima di parlare. Il silenzio è una fuga dagli imbecilli. Una frase che tengo spesso in mente è la seguente: “Dove la stupidità dell’uomo parla, l’intelligenza del silenzio tace”. Il silenzio è una riflessione e uno spazio per l’accoglienza dell’ascolto; è restare a sentire l’altro senza pregiudizi ma è pure sentirsi liberi di pensare, senza che l’altro possa ascoltare. "Talvolta il silenzio del saggio, vale più del ragionamento del filosofo: è una lezione per gli impertinenti e una punizione per i colpevoli". (Joseph Antoine Dinouart, L'arte di tacere 1771) Il silenzio rafforza le parole e non è mai banale, anzi appare un fuggitivo ma in fin dei conti è comunque presente, soltanto che rimane a contemplare per tirare le sue somme. Il silenzio può essere positivo e negativo: il primo aiuta, il secondo danneggia.

 

Resta a noi sempre la scelta della sua interpretazione. Vorrei elencarvi ora i diversi tipi di silenziosità: abbiamo il “silenzio d’ascolto” molto utile direi, per capire l’altro e accogliere così il messaggio di trasmissione. Esiste, poi, anche il “silenzio reciproco” e di solito chi lo usa comprende senza aver bisogno di troppe parole e ciò avviene perché tra le due persone, esiste già una forte complicità e intesa. Abbiamo anche il “silenzio di carità” quello che serve per fare un favore all’altro, perché altrimenti si rischia di nuocere la persona che, in verità, vorremmo proteggere dai mali. Quello che ritengo, invece, orribile è il “silenzio d’indifferenza” che si presenta quando qualcuno non risponde alle nostre domande o pretese, perché non è interessato a cosa stiamo dicendo o poiché non vuole avere nulla a che fare con noi e preferisce ignorarci, per procurare del male intenzionale. Esiste il “silenzio offeso”, cioè di quella persona che ha dei risentimenti nei nostri confronti per una parola detta o un atteggiamento compiuto, o semplicemente si isola in quanto non è in pace con se stesso.

 

Altro tipo è il “silenzio del peccato” e cioè omettere quello che in verità si dovrebbe dichiarare. Per finire esiste fortunatamente, il “silenzio del perdono” e cioè perdoniamo a costo che quella persona eviti un contatto diretto con no, oppure perdoniamo i suoi errori e difetti, proseguendo il nostro cammino con essa senza che gli rinfacciamo continuamente gli sbagli e i difetti ma, soprattutto, quello che ci ha fatto. Meglio meditare nel silenzio: d’altronde è l’unico che ti ascolta senza farti arrabbiare, alcune volte ti dà risposte, altre ancora ti uccide ma, in qualsiasi modo lo si utilizza serve sempre.

 

Letto 3320 volte Ultima modifica il Martedì, 21 Gennaio 2014 16:33
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Annalisa Giordano

Salve a tutti, mi chiamo Annalisa Giordano e sono una scrittrice e poetessa siciliana, laureata come designer di moda. Ho iniziato la mia carriera letteraria, nel 2010, con la pubblicazione del mio primo romanzo LA ROSA DEL DESERTO”, con la CASA EDITRICE LA ZISA, inaugurando, così, la collana “LE ROSE”.

 

Nel 2012 ho pubblicato in formato ebook, invece, “IN ATTESA DI LUI” con LA CASA EDITRICE ERACLE DI NAPOLI. Una mia poesia è stata selezionata per il volume Incontri poetici pubblicato da Giulio Perrone Editore, nella collana L’Antologica “POESIA (SICILIA RU ME CORE)”. È uscito a dicembre AMORE VIRTUALE sotto la casa editrice NarrativaePoesia.

Per seguirmi i lettori possono collegarsi alla pagina Facebook che ho creato, dove troveranno citazioni e poesie scritte da me: Annalisa Giordano Scrittrice