Dove è finito il vero Uomo? 

Sin dall’inizio dei tempi, una delle leggi che struttura le basi dell’umanità, che regola i flussi sanguigni del nostro desiderio, è la ricerca dell’altra metà, traguardo agognato da uomini e donne che si inseguono affannosamente, si trovano per poi perdersi in un andirivieni di anime consegnate con il sigillo del Sempre e riscattate al trono del Mai.

Una ricerca lunga una vita, un appagamento a volte, speso in pochi spiccioli di attimi.

Le frequentazioni, i rapporti solidi, le semplici trasgressioni da relazioni che poi consolidate non sono, le distrazioni di un attimo, gli impegni lunghi una vita, diventano sequenze di tempi che variano in perfette equazioni matematiche, le cui incognite risiedono proprio in quell’inconoscibile che il futuro che ci riserva.  

Vite tese verso qualcuno con cui dividere un’emozione, un momento, un’esperienza, un pezzo di vita o addirittura un’intera vita.

Si registrano drammi, si spendono parole, infiniti discorsi, si costruiscono teorie, si inscenano vendette sul tema Amore, ma come la tradizione popolare insegna, quando si è davvero e intimamente  alla ricerca, difficilmente si trova... a volte si parcheggia e si attende...

Una domanda legittima a cui è difficile sottrarsi “Ma si attende chi?” 

Intanto urge darsi una spiegazione all’interrogativo che freme risposta: quell’uomo tramandato come l’uomo dei sogni, chi è diventato? Quella dolce metà... è ancora una metà? O intanto nell’attesa è diventato uno spicchio?

 

 

Forse è un uomo, che dopo anni di femminismo, si è sentito castrato, è stato deresponsabilizzato da sé stesso. Spieghiamoci meglio, onde evitare inutili fraintendimenti... Per dirla con caratteri facilmente comprensibili, si è dato il permesso di fuggire dall’impegno di una relazione, magari dopo aver collezionato diverse sconfitte, o dopo aver vissuto competizioni che frenerebbero anche i tori in un’arena allo sventolio di un fazzoletto rosso...

L’uomo, in una fascia fiorente d’età dai 35 anni in poi... fino (diamoci un traguardo) ad una soglia di ultra 50 anni, si presume sia un uomo fiero di sé, pieno di certezze, di relazioni amicali, di buoni propositi, di un lavoro consolidato, di un suo spessore dovuto all’esperienze che la vita gli ha gentilmente elargito.

Tutto indurrebbe a pensare che è un uomo che dovrebbe dare il meglio di sé!

In realtà la maggior parte degli uomini, mi riservo poche eccezioni sul tema, si nasconde, è piena di paure, rifuggendo la solitudine come una bestia da domare, frenata nei propri slanci, non scevra da recriminazioni verso l’universo femminile e non solo, poco propensa nel dare, nel concedersi che non è solo un atto fisico, ma spirituale... a volte rabbiosa verso la vita.

Si direbbe una generazione scoraggiata!

Staremmo generalizzando se non facessimo le dovute esclusioni, tutti coloro che hanno un ottimo dialogo con il proprio Sé, che sono in pace con il mondo, che non si sono inginocchiati consacrandosi al Dio-Lavoro o hanno dato luce a rapporti, o famiglie che funzionano, dove non impera la noia, dove ancora il desiderio germoglia dopo anni di convivenza, dove non si rifugge in scappatelle tenute sotto silenzio. 

Ma ritorniamo a quell’uomo battitore libero che ci piace tanto...

Oggi scende in campo... e inizia a giocare la sua partita, attraverso nuove modalità di conoscenza, rappresentate dal mondo delle Chat, dove non c’è contatto, non ci si vede se non attraverso foto o cam... dove tutto ha un carattere impersonale, virtuale, perfetto nella propria distanza, dove il futuro di una conoscenza può essere spento in un click di tastiera...

 

 

Complice la distanza, ci si racconta, ci si apre su tutto, senza remore o freni inibitori, e in pochi giorni si consumano vite di conoscenza, ci si delude, si soffre forse più che in una realtà vera, tangibile, spesso succede di incontrarsi e di viversi.

Ma comunque vada... le emozioni fluiscono e si esauriscono nella maggior parte dei casi.

E’ corretto dire che quell’uomo oggi è diventato Cenerentolo nell’animo, con un modo di fare sempre più sofisticatamente impoverito, privo di un generale entusiasmo, lontano da quella scintilla divina?

Mi riservo il diritto di lasciare galoppare libera la fantasia nei meandri della realtà... laddove le briglie sarebbero solo un intralcio.

E quindi come in ogni fiaba che si rispetti, se non si opera una magia... il finale potrebbe essere "E tutti vissero infelici e scontenti”.

 

Letto 4172 volte Ultima modifica il Martedì, 05 Febbraio 2013 12:24
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Tiziana  Angeleri

Giornalista free lance, curiosa dei fatti del mondo, affamata di quello che mi sfugge, tendo a cercare la profondità della vita senza disdegnare la leggerezza... 

Considero ogni esperienza un meraviglioso viaggio dove poter cogliere le sfumature e le ombre...